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LETTERA APERTA del prof. Antonio Mazzola Bari, 2 agosto 2008 Dopo un anno scolastico complesso per i cambiamenti strutturali, a seguito delle reiterate integrazioni degli standard di qualità nazionali e regionali, e faticoso, in fase di organizzazione ed elaborazione della programmazione d’Istituto, avverto l’esigenza di intervenire per promuovere un confronto costruttivo sulle prospettive didattiche, metodologiche e di valutazione, e sull’impianto economico - programmatico dell’autonomia, che fa della legge 59/1999 art.21 c.10, ripresa in modo attuativo dalla legge delega del 28 Marzo 2003, il nucleo legislativo della scuola italiana. |
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Propongo una lettera inviata al quotidiano la Repubblica del 17 aprile 2008 e la risposta di Corrado Augias sull'importanza dell'impegno nello studio per sollecitare studenti, alunni e professori a comunicarci il loro punto di vista nei commenti.
Maria Grazia Tundo
Gent.mo dott. Augias, sono un'insegnante di latino e greco; le scrivo per dirle il disagio che provo nel lavoro. Si iscrivono al liceo classico studenti sempre meno preparati non solo ad affrontare lo studio delle lingue classiche, ma anche a sostenere il lavoro che le materie comportano. Latino e greco richiedono un impegno ed uno sforzo riflessivo superiori ad un'oretta di studio pomeridiano.
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Andrea Aquilino, autore della lettera, ha 17 anni, è un alunno nella 4F del nostro Liceo, e sta studiando nello stato di Washington tramite AFS-Intercultural Programs. Tornerà l'anno prossimo per finire gli studi in Italia.
E' mio interesse sottoporre alla vostra attenzione e condividere con voi un articolo di giornale tratto da The New York Times, pubblicato lo scorso Dicembre. Quello che e' interessante e' che l'autore dell'articolo, Ian Fisher, sembra aver indovinato e quasi previsto quello che e' successo nel nostro Paese lo scorso mese. L'articolo e' in inglese e lo si può trovare al seguente indirizzo: In a Funk, Italy Sings an Area of Disappointment. |
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Università? Andiamo oltre i “luoghi comuni”! di Alessio Aldini* *diplomato al Fermi nel 2003, laureato all’Università di Bari nel 2007, attualmente studente all’Università della Svizzera Italiana, Lugano (CH). BARI, 28.12.2007 Carissimi amiche e amici del Fermi, io sono – o meglio – ero uno di voi. Dopo cinque anni di studio appassionato, di gioie, dolori, amicizie, amori e ricordi incancellabili, ho lasciato il nostro meraviglioso liceo per avventurarmi nel mondo dell’università. L’ho fatto provando a conciliare diverse esigenze, cioè cercando un percorso di studi non troppo teorico o strampalato, ascoltando i consigli di amici, parenti, facendo dei piccoli “sondaggi” sulle “professioni più richieste”, basati su considerazioni tutte personali (e peraltro del tutto discutibili), tenendo in considerazione i costi dello studio universitario e pensando alle materie a me più affini. Come tutti, mi sono confrontato con gli stereotipi esistenti in ogni comunità ed in ogni famiglia sull’università da scegliere e, cosa più importante, sulla facoltà da scegliere. Immagino che questa cosa sia capitata un po’ a tutti o stia capitando agli studenti delle quinte classi. E’ una scelta importante per un ragazzo di 18-19 anni, carica di aspettative e di desideri di autoaffermazione, legittimi e normali quando si è giovani. |
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Propongo un articolo di Marco Lodi apparso recentemente sul quotidiano "la Repubblica" che dà da pensare, anche se lascia con un amaro senso di impotenza. Ci sono risposte da offrire a Manolo? M. G. Tundo
QUANDO GLI STUDENTI CI DANNO UNA LEZIONE di Marco Lodoli (La Repubblica, mercoledì 21 novembre 2007) A scuola tante parole volano via senza lasciare alcun segno: il professore parla e i ragazzi guardano le mosche, oppure prova a lanciare un argomento di discussione che deperisce dopo due o tre svogliati interventi. Ma a volte capita la giornata d'oro, quella in cui le parole pesano e lasciano un segno profondo negli studenti ma anche nel professore, al quale si rivelano intuizioni sbalorditive. E così l'altro giorno in classe si parlava di desideri, di consumismo, di intontimenti pericolosi, tema che torna spesso e che sembra non avere soluzione. |
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Una collega ha offerto alla nostra attenzione il seguente scambio di vedute tra una psicologa, lettrice del settimanale D di Repubblica, e il filosofo Umberto Galimberti. Ve lo sottopongo sperando di stimolare un utile confronto tra punti di vista differenti. MG TUNDO
Risponde UMBERTO GALIMBERTI (in D del 10 novembre 2007) IL DISSIDIO TRA SCUOLA E FAMIGLIA Tutelare i figli oltre misura significa privarli deIla vita che un giorno abbiamo dato loro |
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Vorrei sottoporre alla vostra attenzione la risposta data da Corrado Augias su la Repubblica di martedì 6 novembre 2007 ad una signora che rifletteva sul cupo episodio del ragazzo Diego, morto suicida a 14 anni, perché deriso dai compagni in quanto eccellente a scuola, evento che dovrebbe fungere da segnale di allarme per tutti gli operatori scolastici: |
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LETTERA DEL PROF. ANTONIO MAZZZOLA: Non è più possibile che i ragazzi e i genitori improvvisino giustificazioni e diano giudizi di valore sul docente , come persona e insegnante, ritenendo che la soluzione sia quella di cambiare sezione. I genitori devono prendere consapevolezza che la responsabilità è dell'alunno che ha il compito di studiare, affidandosi alle competenze e abilità del corpo docente di appartenenza. Dobbiamo porre un argine alle vuote parole dei genitori e degli alunni, ai giudizi quasi fotocopiati, ai contorti psicolgismi. Molti studiano, con diversità di risultato, moltri altri ritengono che sia tutto loro consentito!. A questi ultimi dobbiamo rispondere con tutte le strategie , ma anche con particolare rigore. Ecco allora che il percorso formativo va valutato con i risultati e con il monitoraggio delle potenzialità, ancora inespresse: uno di questi momenti è la verifica e accertamento del debito. |
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Gli esami di stato hanno rappresentato un cambiamento: molto è da discutere. Ecco alcune riflessioni. Si tratta di un ulteriore cambio di rotta, forse perché si è voluto dare un forte messaggio di austerità alle valutazioni auto referenziali, che certamente, hanno rappresentato il punto più basso del progetto scolastico, demotivando e riducendo il tutto a pura formalità. Ma di pari passo, non si sono date alle scuole alcune direttive intermedie, e a lungo termine. Si doveva richiamare a contenuti certamente più analitici, dettagliati, e contemporanei, all'applicazione dell'impiego delle materie d'indirizzo nelle terze prove, alla sperimentazione su base volontaria di esempi virtuali del nuovo esame, a verifiche maggiormente scientifiche e rigorose, a indicazioni in merito al credito che avrebbe dovuto tener conto della posizione scolastica e comportamentale degli aluinni .Invece ho l'impressione che tutti non abbiano avuto il tempo di rendersi conto dell'impegno e della responsabiltà che ciascuno, nelle sue competenze ha di fronte alle istituzioni. Soprattutto gli studenti e le loro famiglie che avrebbero dovuto accompagnare il lavoro duro degli insegnanti, educando al valore formativo della scuola e della cultura, nel rispetto degli insegnanti e del loro ruolo. Poi ci sarebbe da riflettere sulle prove di italiano e di lettere : su questo problema tornerò a breve . Molto dobbiamo operare insieme.
Grazie Polaris |
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